Le bugie hanno le gambe corte. E le bufale ?

Internet ed i social network sono certamente una conquista, e non solo nel campo delle catastrofi naturali. Permettono uno scambio veloce delle informazioni, con implicazioni anche importanti nella comunicazione del pericolo. Si annoverano, ad esempio, decine di casi di persone pre-allertate dall’arrivo di un sisma o una bufera dal cinguettio di un tweet, con importanti conseguenze positive sulla reazione agli eventi. Consentono, anche a coloro che “non hanno voce”, di esprimere la propria opinione, in un processo di democrazia partecipata. Allargano la comunicazione anche a quelle fasce della popolazione che sono normalmente escluse da certi messaggi.

Tuttavia hanno introdotto anche una serie di problemi che rischiano di invalidare molti degli aspetti di forza di una comunicazione così veloce e a  grande scala. Avere la Ferrari non significa infatti anche saperla guidare. Non posso qui descriverli tutti, ma vi prometto di annoiare molto sull’argomento in futuro.

Tuttavia un aspetto interessante sul quale vale la pena di dire due parole è quello delle bufale. Non le ha inventate il web, ci sono sempre state. Si propagavano tramite le chiacchiere in ufficio, al bar, sul bus. Lo stile era quello attuale. Non se ne conosceva la fonte, non si era in grado di stimarne la veridicità o la affidabilità ma ne parlavano in tanti e quindi perchè non farlo anche noi ? Così la storia, che si arricchiva di particolari ad ogni nuovo racconto, passava di bocca in bocca ma raramente diventava notizia. Per esempio difficilmente arrivava dal bus di una grande città al paesino disperso tra i monti o all’agricoltore che andava per un “bianchino” al bar del paese. Magari la televisione tendeva ad allargare il numero di persone “imbufalite” ma niente a che fare con la televisione attuale, che sembra proprio una pagina di facebook su cui si alternano l’informazione salvavita al gossip su attori e veline per poi passare alle foto della comunione. Televisione per la quale si attinge a piene mani dal web e dai social, al punto che talvolta i ruoli si confondono. Così ad un certo punto la bugia si fermava, diventava meno popolare fino a scomparire. E un pò come per le parole dello slang, nessuno si permetteva di recuperarle qualche anno dopo per dar loro nuova vita. Chi oserebbe oggi dire che si è “minato” con una ragazza o che il suo grigio lo ha ripreso perchè non fa i compiti ? E dunque allo stesso modo, chi riproporrebbe la bufala delle magliette con il disegno della cintura di sicurezza ?

Ma ora le dimensioni del popolo della bugia sono cresciute a dismisura; ad oggi sono grandi quanto il numero di utenti attivi dei social (circa il 47% della popolazione mondiale chatta, twitta, blogga) e soprattutto è aumentato il tempo dedicato alle attività sociali (o per meglio dire social). Durante il tragitto sul bus si potevano “appestare” 5, 6 amici ma con un post se ne possono raggiungere alcune migliaia. Infine, a differenza della bugia analogica, la bugia digitale ritorna spesso, forse anche perchè chi la ripropone acquisisce un certo diritto alla visibilità virtuale che, seppure effimera, ha un suo perchè….

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