La televisione e l’info-intrattenimenrto

Il grande numero di ore di televisione dedicate ai recenti avvenimenti sismici e meteo del Gennaio 2017 mi hanno fatto riflettere sulle nuove forme di comunicazione.

Fino a qualche anno fa informazione e spettacolo avevano finalità diverse. Lo spettacolo aveva il non facile compito di divertire, l’informazione quello, non meno complicato, di relazionare su fatti ed avvenimenti. Le opinioni erano invece appannaggio delle tribune politiche e dei talk show (che come suggerisce il nome sono trasmissioni in cui si parla e si esprimono punti di vista). Non sta a me dire se questa formula fosse valida oppure no, ma sicuramente era già più che sufficiente a coprire le necessità e le esigenze di tutti. Inoltre non si aveva la fastidiosa sensazione di ripetizione che invece è molto comune ai giorni nostri sia vagando per i canali che, ancor peggio, rimanendo fedele ad una certa emittente all’avvicendarsi di volti, sigle e conduttori.

La televisione di oggi, che come ho avuto modo di dire più volte assomiglia sempre di più al web, è infatti un flusso continuo basato sull’info-intrattenimento. Intorno alla notizia si sviluppano il dibattito, l’opinione e lo spettacolo. La notizia viene arricchita da dettagli spesso assolutamente inutili rispetto alla maggiore comprensione della stessa, informazioni accessorie e servizi supplementari erogati ai soli fini di conservare l’attenzione delle spettatore e convincerlo di fruire di un approfondimento di cui non può fare a meno. A dirla tutta, se anziché un palinsesto si avesse una sola, lunga trasmissione inframmezzata ogni tanto da un TG e qualche altra forma di intrattenimento (Sanremo piace anche agli extraterrestri, la sua pubblicità neanche ai terrestri!), non ci accorgeremmo molto della differenza rispetto alla attuale programmazione.

Per essere chiari non è che in pochi minuti una certa situazione, soprattutto se complessa come il salvataggio di persone sepolte sotto metri di neve, possa variare drasticamente ed allungare una trasmissione di qualche ora per la possibilità  di poter comunicare una nuova notizia, magari riempiendo i tempi vuoti con immagini e video inutili, è quasi diabolico.

Il rischio è  che, spingendosi al limite, si tenda a fare a meno di molte cose, per esempio della obiettivà, della cultura e addirittura della notizia stessa.

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