Rischi naturali: ecco cosa può fare la scuola

Torno ancora una volta sul ruolo che la scuola potrebbe avere nell’educazione ai rischi naturali. Qualche tempo fa ho affidato al web una petizione (https://www.change.org/p/i-rischi-naturali-a-scuola) per raccogliere adesioni alla proposta di inserire la tematica dei rischi naturali a scuola. Come ho già avuto modo di dire (https://irischidalbasso.wordpress.com/2017/01/12/in-italia-siamo-solo-207-a-volere-maggiore-prevenzione/) solo 214 persone, anzi 213 perchè anche io ho firmato, la ritengono una proposta utile. Fino ad ora ho imputato lo scarso successo della iniziativa alla conclamata negazione del pericolo e alla conseguente scarsa presa di coscienza della nostra società verso la necessità di essere preparati; oppure, e sarebbe sinceramente più incoraggiante anche se una sconfitta personale, alla mia scarsa capacità di allargare la platea degli interessati. Rimane sempre da capire come un popolo possa credere che un imbonitore televisivo venda a 5 euro i numeri vincenti della prossima estrazione del lotto (senza chiedersi peraltro perchè non se li giochi lui….) ma non riesca a vedere l’utilità di un tentativo di miglioramento della società.

Poi riflettendoci un pò e parlando dell’argomento con interessati e scettici ho capito che la sfiducia forse nasce anche dalla convinzione che il progetto sia difficilmente attuabile. C’è chi mi ha fatto notare che ci vogliono molti soldi, chi invece che occorre molta forza lavoro. La realtà è invece che per attuare il progetto ci vogliono zero euro (o poco più) e 4 o 5 volenterosi. Mi spiego meglio.

Quello che vogliamo ottenere è che: i nostri giovani concittadini siano informati sui pericoli, sappiano dove trovare informazioni attendibili, sappiano ragionare per riconoscere le bufale, adottino comportamenti di buon senso. Questo lo potrebbero insegnare i loro professori (o maestri) semplicemente dedicando un paio d’ore del programma di studio e senza nessuna preparazione specifica. Quindi a costo zero, come già detto. Tuttavia gli insegnanti potrebbero sentirsi impreparati al ruolo e quindi dovremmo istruirli.E qui arriva la potenza di internet. Si possono filmare 5-6 seminari ed affidarli al web. Tutte le scuole hanno una connessione internet, più o meno veloce. I professori potrebbero seguire le lezioni e poi passare i concetti delle video lezioni agli studenti oppure semplicemente mostrare loro i video. Se è necessario si possono ipotizzare dei question time tramite facebook o you tube (a costo zero!). Basterebbero 4 o 5 ricercatori e psicologi di buona volontà per arrivare ad un risultato dignitoso.

Argomenti delle lezioni potrebbero essere: dove trovare le carte di pericolosità (frana, esondazione, sismica), dove trovare informazioni attendibili sulle allerte e sulle emergenze, come riconoscere le bufale, leggere i piani di emergenza comunali, individuare il proprio grado di rischio, le vie di fuga, i comportamenti di buon senso da adottare.

Certo capisco che per gli insegnanti sarebbe un ulteriore aggravio. Sono già schiacciati da programmi scolastici estremamente ambiziosi da condensare in poche ore di scuola, da regole di amministrazione complesse, da impegni extra-scolastici sempre più pressanti. Tuttavia potrebbero forse partecipare con maggiore entusiasmo se riuscissero a capire che da questa operazione ci guadagnamo tutti poichè, magari mentre loro istruiscono i proprio studenti, altri colleghi fanno lo stesso con i  figli o nipoti.

E magari, per allargare il successo dell’iniziativa, si potrebbe scegliere un giorno dedicato in cui giornali, televisioni, radio e media in generale potrebbero amplificare il messaggio anche a quelli che la scuola non la frequentano più. Purtroppo, però, la cruda realtà è che in 214 non otterremo mai nulla di tutto questo ed il banco, così come nella foto di questo articolo (ifdesign), rimarrà tristemente vuoto…..

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