Quando succederà, saremo (ancora) impreparati e non avremo più attenuanti.

Alla prossima catastrofe saremo ancora impreparati. Quando succederà, e certamente accadrà, non avremo neanche la scusante della frequenza degli eventi. Sento spesso giustificare una certa inerzia nell’adeguamento del nostro paese alla organizzazione verso le catastrofi con la motivazione che dal 1980 al 1997 abbiamo avuto pochi terremoti forti (solo 4, 2 nel  1984 e 2 nel 1990), con poche vittime dirette (si annoverano molti casi di morti per spavento) e solo in parte dannosi. Addirittura tra questi vi è un terremoto, quello di Augusta del Dicembre del 1990, che è stato definito “il terremoto dei silenzi” per lo scarso interesse dedicato dai media e dalla politica. Il ventennio 1980-97 era il periodo in cui molte situazioni, poi divenute importanti realtà, erano state imbastite: la carta di pericolosità e la Protezione Civile per citarne un paio. Ma il lungo intervallo senza eventi sismici, accompagnato probabilmente dalla nota inerzia del nostro paese in particolare verso i rischi naturali, non ha favorito, secondo alcuni, la conclusione dell’iter per trasformare queste proposte in oggetti reali e fattivi. Siamo culturalmente portati a risolvere, spesso pure male, le emergenze e decisamente poco disponibili verso la prevenzione. Dal punto di vista sismico, tra il 1980 ed il 1997 non ci sono state “emergenze” e le conseguenze si sono viste pochi anni dopo.

Non è questo motivo sufficiente a giustificarci,  anche perchè nel frattempo avvenivano importanti eventi alluvionali (naturali e non) come la tragedia di Stava, l’alluvione in Valtellina, l’alluvione del 1994 in Piemonte, quella del 1996 in Versilia. Senza contare il bradisismo dei campi Flegrei, che nel periodo 1982-1984 ha portato ad un sollevamento dell’area di circa 3 metri.

Comunque sia, la stessa inerzia si è vista (ed in parte ancora si vede) negli ultimi 20 anni, in cui i terremoti (e le alluvioni e le frane) ci sono stati eccome. Numerosi sono stati i terremoti forti (ma teniamo questa definizione per noi, sennò i giapponesi o i turchi ci danno dei cretini) e dannosi: 1997 Umbria-marche, 2002 Molise, 2009 Abruzzo, 2012 Emilia, 2016 Lazio.

Dunque eliminata anche la “scusante” temporale rimane solo quella culturale. Se non affrontiamo il problema alla radice partendo alla base, magari proprio dalla scuola in accordo questa litania che non mi stancherò mai di recitare, i nostri figli e nipoti continueranno a dolersi quando accadrà ma a non fare nulla prima che il fenomeno si verifichi.

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