Chi ha paura della prevenzione ?

Come purtroppo avevo previsto la petizione per chiedere l’insegnamento obbligatorio della geologia a scuola (https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-legge-di-inserimento-della-geologia-dalle-scuole-elementari-alle-superiori) così come era successo alla petizione da me proposta per insegnare i rischi naturali (https://www.change.org/p/i-rischi-naturali-a-scuola) si è arenata. La geologia è morta a poco meno di 1200 firme.

Io personalmente quella petizione non la avevo firmata per almeno due motivi: il primo è che non credo che insegnare la geologia sia realmente utile a far crescere la coscienza verso i rischi. Anzi a mio parere potrebbe addiiritura allontanare i giovani dal problema. La geologia è arte, poesia, mistero, fascino….ma solo per chi la ama. Non è detto che in persone meno portate susciti questi stessi sentimenti. E poi, quale geologia ? La paleontologia ? La geomorfologia ?

Il secondo è che, in quanto proponente di una petizione con finalità simili, volevo evitare il “conflitto di interessi” al contrario. Se voglio almeno tentare di convincere qualcuno a firmare la mia proposta devo anche io dimostrare di crederci più che in altre.

Tuttavia quando ho visto il numero di firme rallentare sulla petizione a favore della Geologia nelle scuole mi sono dispiaciuto. Come ho già avuto modo di dire, credo che ogni iniziativa sia utile ad attirare l’attenzione sul problema della preparazione ai rischi: un articolo, un commento, una immagine, una petizione appunto. lo scopo non è ottenere direttamente un risultato ma far crescere l’attenzione sulla questione. Poi da cosa nasce cosa….Ho  l’impressione che il 90% delle firme sulla petizione per insegnare la geologia sia stata depositata da geologi, quindi in realtà abbia interessato…gli interessati (mi si scusi il gioco di parole) e non abbia allargato granchè l’audience. Insomma, la capacità di coinvolgimento della categoria è molto bassa, senza offesa per nessuno, diciamo proporzionale all’interesse che la società nutre verso i problemi geologici; anzi forse anche meno.

Ma se al fallimento della mia petizione, seppure confortato da una risposta di Mario Tozzi sulla stampa (http://www.lastampa.it/2017/01/26/cultura/opinioni/secondo-me/nella-scuola-dellobbligo-va-introdotto-linsegnamento-delleducazione-ambientale-gxfG9UVGekapYpFEZ4O8VN/pagina.html) avevo ipotizzato poca capacità di persuasione, un numero limitato di followers, una obiettiva difficoltà a far circolare il messaggio, ora debbo pensare che ci siano altri problemi che si frappongono tra una società più resiliente e i metodi per ottenerla.

Cerchiamo di analizzarli. Una parte di coloro che non firma (parlo in generale delle due petizioni) potrebbe ritenere poco realizzabile o poco incisivo il progetto. Comunque sia, non tentare nemmeno fa decisamente peggio. Mi rifiuto dunque di credere che il pubblico sia così poco motivato da non volerci neanche provare, visto che quello che si chiede è semplicemente una firma. Se al contrario molte persone hanno deciso di firmare per chiedere di non sospendere la trasmissione una nota soap, vuol dire che anche per problemi con una scarsa ricaduta immediata sulla vita di tutti i giorni una “goccia di inchiostro”, seppur informatico, si può spendere.

Si può pensare che, siccome l’interlocutore è istituzionale, le persone non “vogliano metterci la faccia”. Anche qui fatico a credere che sia una ipotesi plausibile. Mi sembra che chiedere in maniera urbana, seppure puntando in alto, al Presidente o al Ministro, la realizzazione di una proposta per una maggiore sicurezza della società sia onorevole ed esponga il firmatario a pochi o nulli problemi, sotto ogni punto di vista: politico, religioso, etico e così via.

Debbo quindi credere che il pubblico pensi alla educazione al rischio come una cosa “inutile” o a scarsa (ma qui bisognerebbe dire nulla) priorità. In effetti se si nega il rischio, a cosa serve essere preparati?

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