No doping sulla classificazione sismica

Lo studio dei problemi nella comunicazione della scienza mi ha insegnato qualche trucco e qualche malizia. E’ stato necessario impararli per fare “il gioco dei ruoli”, cioè capire cosa si prefigge chi la notizia o l’informazione la propone e soprattutto che cosa rimane a chi la notizia la legge o la ascolta.

Così ho imparato alcune regole fondamentali che possono essere così riassunte: nella comunicazione moderna spesso 1) non è veramente importante quello che dici o scrivi ma è fondamentale come lo fai  2) la notizia vera ha scarso appeal e viaggia lentamente, quella falsa è sicuramente più interessante e viaggia molto più veloce 3) a nessuno o quasi interessa da quale fonte la notizia provenga. Con questo assunto, chi propone la notizia difficilmente cita la sua origine. La ragione è molto semplice: risalendo alla fonte si scopre subito se si tratta di una bufala o no 4) condire la notizia con un pò di vittimismo (noi che….poveri noi…a noi non succede mai….beati loro) aiuta a creare solidarietà e distoglie dal nocciolo duro della notizia, cioè l’unica cosa su cui bisognerebbe realmente informarsi (una cosa è il fatto, altro è l’opinione).

Dunque chi ha deciso di scrivere un blog si trova davanti a due strade. La numero uno è raccontare i fatti come sono, mettere bene in chiaro quale parte dell’articolo è opinione personale, lasciare spazio al giudizio del lettore rinunciando alla folla di seguaci agguerriti che invece seguono, amano e difendono molti ciarlatani nazionali ed internazionali. In pratica, seguendo questa linea guida occorre una ora per l’articolo ed un solo minuto per sceglierne il titolo. Oppure seguire la strada, ormai battuta anche dalla stampa, di sottolineare di una notizia solo gli aspetti eclatanti, interpretando i fatti con una visione molto personale ma senza che ciò traspaia, in una assennata ricerca di followers. In pratica, in questa opzione basta un minuto per l’articolo ma ci vuole un’ ora per scegliere il titolo. I quotidiani lasciano la scelta del banner di un articolo a particolari figure, i titolisti appunto, che trasformano una boiata pazzesca in un premio Pulitzer. Così si viene attratti dal titolo (che equivale al prodotto civetta nelle svendite del supermercato) più che dal desiderio di conoscere il contenuto dell’articolo. E’ una pratica molto comune su internet, dove il titolo di un post crea così tanta curiosità che i click si sprecano.

Io sono per la strada numero uno, e lo dimostra il contenuto numero di annoiati lettori che passano di qua, lasciano magari qualche like, non condividono e non commentano. Tuttavia voglio per una volta provare l’ebbrezza del non-etico mettendo insieme due situazioni vissute che nella realtà sono slegate ma che con la fantasia di un titolista potrebbero agilmente essere messe insieme.

Fatto numero uno: qualche tempo fa, direi almeno sei mesi, parlando con un politico (forse non il più adatto per venire incontro alla mia richiesta, ma sicuramente di pertinenza) a cui spiegavo la mia proposta di inserire l’insegnamento dei rischi naturali nella scuola mentre spiluccava ad un buffet  (“mi scusi, ma le mie giornate sono molto impegnative, anzi se si sbriga a dirmi questa sua idea le sono grato”), alla fine del mio spiegone imbarazzante tra una fetta di mortadella ed una tartina, mi aveva risposto che il tema creava imbarazzo e che preferiva non alimentare allarmismi. Non era neanche il caso che ci incontrassimo in altra sede (no buffet no parli). Mi sono sempre chiesto chi tra i due interlocutori fosse l’esperto in grado di giudicare se la proposta era sensata o allarmistica. La risposta è nelle sue parole; noi scienziati non contiamo niente (vedi punto 4 sopra, vittimismo).

Fatto numero due. Nel frattempo veniva elaborata, proposta e discussa la nuova classificazione della Liguria, che prevede il reintegro della zona 2 in buona parte dello spezzino e dell’imperiese. Un atto dovuto vista la sismicità di quelle aree, e comunque di scarso valore pratico se non per la necessità di un maggiore controllo da parte degli enti preposti, perchè nell’affrontare le costruzioni valgono esclusivamente le NTC 2008, che già contemplavano quegli scuotimenti che sono ora anche indicati dalla nuova classificazione. Comunque la decisione ha avuto un certo impatto mediatico, aggiungendo confusione alla confusione che regna sovrana sui temi ambientali. Dunque il mio proposito di attirare l’attenzione sul problema della prevenzione era ben lungi da essere allarmismo, ma sicuramente è stato architettato un complotto per zittire la scienza (punto 2 sopra, appeal della informazione)

Allora, facciamo il gioco della notizia e mettiamo insieme i due fatti alla maniera dei titolisti. Primo esempio: La Liguria scopre la sua sismicità ma la politica nega . Secondo esempio: Torna la zona due, ma non creiamo allarmismi. Terzo esempio: Terremoti forti, la Liguria non si informa. In tutti e tre i casi sono applicati i punti 1,2,3 descritti prima. Sono titoli, per essere chiari, di molto effetto ma che non cambiano la sostanza delle cose: la Liguria è sismica ed io mi tengo per me il mio progetto di educazione.

La domanda che mi pongo da qualche ora è molto poco tecnica, a dire la verità. Siccome il giorno del pietoso colloquio eravamo ad un buffet, con stuzzichini molto allettanti ai quali ho rinunciato per parlare ed educatamente evitare di sputazzare briciole, chissà se, annunciato magari da uno di questi titoli, avrei avuto la possibilità di condividere anche io parte di quel pranzo al volo….

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