Il paradosso della citazione negativa

Qualche tempo fa discutevo con un collega.  Se un ricercatore pubblica un lavoro con risultati non corretti o se fa una affermazione personale magari non supportata da evidenze, potrebbe essere citato molte più volte di quello che accadrebbe se facesse affermazioni corrette. Ovviamente quelle sarebbero citazioni negative, ma al fine di un semplice conteggio di volte in cui il nome del ricercatore viene chiamato in causa, queste contano eccome. Certi sistemi non sono infatti in grado di riconoscere con quale “spirito” di parla di una persona o di una cosa.

Questa regola si applica anche alle cose di tutti i giorni,  a maggiore ragione quando la scienza entra nella vita quotidiana e diventa argomento di discussione sui media o sui social.

Che il problema esista è assodato. Facebook ha introdotto (solo da poco) il “dislike” per evitare in parte questa anomalia ma sostanzialmente ha solo valore teorico perchè il click rinnova comunque il post e lo rende attuale, quindi più visibile rispetto alla indifferenza allo stesso.

Con i commenti o la citazione negativa si contribuisce a portare un argomento, ad esempio,  in cima alla classifica di Google, anche se in realtà nessuno sa esattamente quali regole il motore di ricerca usi per compilare tale classifica. La posizione di una notizia o di un nome nella parte alta di una lista di risultati è a sua volta motivo per crescere in popolarità. Così alla fine il rischio è quello che si parli tanto di cose inutili o false. A scapito, naturalmente, di quelle utili e costruttive.

Dunque parlare e commentare sui ciarlatani (della scienza, della politica, della cose pubbliche) non solo non li “annienta” ma li rende addirittura più forti. Si diceva già una volta “parlarne magari male, ma parlarne”. Ma non ne abbiamo fatto tesoro.

Ed ecco il paradosso. Internet dà la possibilità di esprimere opinioni a tutti, anche a coloro che prima difficilmente riuscivano a farsi sentire. Ma spesso, tutto sommato, è meglio stare zitti, per non fare favori a chi non merita attenzione; insomma per non fare danni.

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