L’Unità d’Italia ? Conseguenza di un terremoto!

Con questo articolo inizio una serie di “racconti” con i quali vorrei dimostrare che, a differenza di quanto pensano in molti, le catastrofi naturali non sono un episodio contingente, di breve durata ma, al contrario, possono avere conseguenze anche importanti sulla nostra vita. E non parlo solo dell’estensione temporale, fenomeno tutto italiano, dei tempi della ricostruzione o delle snervanti discussioni politiche sulle responsabilità.

E quale inizio più eclatante se non parlare dell’Unità d’Italia ? Alcuni ricorderanno la poesia “La spigolatrice di Sapri”,  in cui si  narrano le vicende di Carlo Pisacane. Il rivoluzionario partì nel 1857 alla volta del regno delle due Sicilie per liberare il popolo dalla tirannia dei Borbone. L’ambizioso piano prevedeva la partenza di pochi uomini da Genova, l’aumento delle truppe lungo il tragitto verso la Campania e la conquista dei territori sfruttando la collaborazione delle popolazioni via via liberate durante l’impresa. Le analogie con quello che sarebbe successo pochi anni dopo con Garibaldi si sprecano. Tuttavia l’impresa fallì, come racconta Luigi Mercantini nella sua poesia dove racconta che “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti”. Le popolazioni che avrebbero dovuto rimpinguare l’esercito dei rivoluzionari mostrarono un certo disinteresse verso l’impresa, probabilmente a causa della diffidenza a perdere uno status tutto sommato dignitoso verso quella situazione di maggiore incertezza che il passaggio ad un nuovo Stato implicava. Tutto questo accadeva tra Giugno e Luglio del 1857. Come già detto la campagna fallì e lo stesso Pisacane trovò la morte nell’impresa.

Come mai, dunque, solo tre anni dopo Giuseppe Garibaldi  riuscì in una impresa del tutto simile in quanto ad organizzazione, numero di partecipanti e logistica ? Come riuscì l’eroe dei due mondi a riunire l’Italia quasi senza combattere ?  Nel Dicembre del 1857 la Basilicata era stata colpita da un devastante terremoto, che aveva causato circa 9000 vittime, anche se secondo altre fonti i morti furono assai di più (si parla di circa 20 mila). I danni si estesero su un’ampia superficie, e le conseguenze post-sisma furono terribili a causa della rigidità dell’inverno e della carestia che lo accompagnò. Abbiamo notizie preziose sui danni attraverso le descrizioni dell’ingegner Robert Mallet, ” inventore” degli studi sismologici moderni, che raccolse disegni, foto e rapporti estremamente utili ad inquadrare anche gli aspetti scientifici con una metodologia assai innovativa rispetto a quanto accaduto fino al allora. E abbiamo importanti notizie sullo stato della popolazione attraverso gli articoli del famoso scrittore Charles Dickens, che si recò numerose volte sui luoghi del terremoto descrivendo lo stato di abbandono da parte dei regnanti verso una realtà forse molto difficile da gestire dal punto di vista economico o più semplicemente frutto della noncuranza verso la popolazione.

Sta di fatto che le condizioni del popolo erano drasticamente peggiorate nei tre anni che separano le due imprese di liberazione, al punto che il passaggio ad un diverso Stato venne visto come una ancora di salvezza: il popolo sperava in una riorganizzazione delle terre conquistate e in una loro distribuzione. Quando Garibaldi iniziò la sua campagna le popolazioni non solo non lo osteggiarono ma anzi lo favorirono, come attesta il suo ingresso trionfale a Napoli.

Secondo  molti studiosi, dunque, l’Unità d’Italia fu certo conseguenza di una complessa situazione politica e di nuovi equilibri, ma è probabile che anche il terremoto abbia contribuito alla sua realizzazione.

 

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