Anche la prima radio libera in Italia nacque per un terremoto

Si chiamava “La radio dei poveri cristi” e nacque in Sicilia, più esattamente a Partinico, nel 1970. Fu attiva solo per poche ore, ma le sue trasmissioni saranno ricordate per sempre. Il secondo “episodio” della descrizione degli eventi che in qualche modo furono legati alle catastrofi naturali (il primo si trova qui) non può non raccontare che la prima trasmissione “pirata” su suolo italiano fu organizzata a seguito del terremoto del Belice.

In realtà l’idea di una radio libera che potesse raccontare le sofferenze della Sicilia i suoi inventori la avevano partorita da tempo. Danilo Dolci, Franco Alasia e Pino Lombardo trovarono però il coraggio di trasformare la loro idea in realtà solo quando, due anni dopo il sisma che nel 1968 aveva sconquassato la Sicilia distruggendo città come Gibellina e Salaparuta, il disagio post-terremoto aveva raggiunto un limite non più accettabile da una popolazione ridotta alla povertà e preoccupata per l’assenza dello Stato.

Così nel Marzo del 1970, due dei tre “speaker” (Alasia e Lombardo) si barricarono al primo piano di Palazzo Scalia, sul tetto del quale avevano precedentemente fissato un’antenna. Equipaggiati con un generatore di corrente e 100 litri di carburante, pronti a produrre energia elettrica nel caso in cui fossero stati oscurati, iniziarono una trasmissione che durò 26 ore, interrotta dall’irruzione nel palazzo dei Carabinieri.

La radio fu poi sequestrata; Franco Alasia e Pino Lombardo furono denunciati, condannati e amnistiati. Il reato a loro contestato fu di violazione delle norme del codice postale. Qualche mese dopo la sentenza di Cassazione, nel 1973, la apparecchiatura fu restituita: il suo valore andava ben al di là di quello economico. E’ infatti quello di ogni oggetto che rappresenta un pezzo di storia.

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