L’eruzione che ha rallentato la guerra

Terzo “episodio” della serie di articoli sulla interazione tra fenomeni naturali e storia. I primi due sono https://wordpress.com/read/feeds/59150933/posts/1605651311 e https://wordpress.com/read/feeds/59150933/posts/1609649083.

L’ultima eruzione del Vesuvio è avvenuta nel 1944, precisamente dal 18 al 29 Marzo di quell’anno. La crisi vulcanica avvenne verso la fine della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione anglo-americana. Napoli e le città vicine subirono gravi danni, che si sommarono a quelli dei bombardamenti che da lungo tempo fiaccavano la città. Alla fine si contarono 26 morti, che forse si sarebbero potuti evitare se la ricerca scientifica non fosse stata limitata dalle vicende belliche (le osservazioni scientifiche erano state estremamente ridotte dalle restrizioni del momento storico) e se l’attenzione fosse stata rivolta ai segnali che il Vesuvio mandava da molti giorni. Anzi da mesi, perchè alcuni fenomeni avevano avuto inizio già ad Agosto del 1943. Ma l’orrore della guerra aveva stabilito altre priorità, e quello dell’imminente catastrofe sembrava un problema lontano.

Fatto sta che, a causa dell’enorme quantità di materiale piroclastico depositato sui comuni di Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera Inferiore e Superiore e Pagani tra gli altri, molte case crollarono per il peso dovuto all’accumulo delle ceneri sui tetti, causa poi di buona parte delle perdite umane. In particolare a Terzigno, dove era situata una base aerea alleata, la ricaduta di cenere sugli aerei pronti per partire interruppe per qualche giorno le azioni militari. Ci furono danni ad alcuni aeroplani, e le difficoltà a volare rallentarono le incursioni aeree. Alcuni aerei, sorvolando la zona, effettuarono riprese che rimangono ancora ora documenti unici per studiare quello che accadde in quell’anno, quando la natura, ancora un volta, interferì con  le vicende umane.

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