(Un altro motivo in più per) Essere preparati

Non ci dovrebbe essere mai un motivo in più per imparare i comportamenti salvavita. lo dice il nome stesso. Servono a salvare la vita e questo basta. Tuttavia in Italia certi concetti sono difficili da imparare o da accettare. Lo dimostrano le mille difficoltà che chi si accinge a fare educazione e preparazione al rischio deve affrontare per ottenere anche il minimo risultato. Ci sono molte difficoltà, infatti. Potrei citare lo scarsissimo interesse dei politici verso la tematica, oppure dei media che si interessano di una catastrofe naturale solo ed esclusivamente quando è un fatto di cronaca; oppure per passare all’ambito personale potrei citare la petizione con la quale tentavo di convincere il ministero ad adottare una forma di educazione quasi obbligatoria verso i rischi naturali nelle scuole, petizione che ha avuto meno di trecento firmatari. Come a dire che in Italia su 56 milioni di abitanti meno di trecento tengono alla propria salute. Comunque, visto che evidentemente non basta  ricordare che certi comportamenti aiutano a salvare la vita, vorrei descrivere un episodio che si è verificato pochi giorni fa a seguito del terremoto che ha colpito il Messico . E’ una applicazione pratica della necessità di essere preparati, e come tale va accettata e meditata.

In quella occasione è stato diramato un early warning, ovvero un allarme precoce. Si tratta, in pratica, di un sistema con il quale, sfruttando le caratteristiche delle onde sismiche, si possono allertare città che sono nel raggio d’azione del terremoto con un discreto anticipo, prima che vengano colpite dal sisma. In particolari condizioni funziona bene. Per esempio per eventi di una certa magnitudo, per allerte a città ad una certa distanza, se esiste una adeguata infrastruttura (stazioni sismiche e sistema di comunicazione veloce).  In particolare, in questo caso l’allarme, è stato diramato con circa 78 secondi di anticipo e questo ha consentito alla popolazione delle città allertate di intraprendere azioni con le quali si è potuta predisporre all’arrivo dello scuotimento sismico.

Il sistema ha certo funzionato perché gli strumenti sono stati accuratamente tarati nel tempo, l’algoritmo è stato a sua volta ben calibrato, esistono delle infrastrutture in grado di diramare l’allarme  ma soprattutto perchè la popolazione era adeguatamente preparata. Il sapere quello che accadrà non necessariamente coincide con la possibilità di salvarsi. Con l’Early Warning si sposta il problema, in Italia  a lungo dibattuto,  della previsione ad un ambito leggermente diverso ma sostanzialmente simile nelle caratteristiche principali. Come alcuni vorrebbero fortemente, anche nel caso dell’early warning si sa in anticipo che cosa sta per succedere; ma anche in tal caso un comportamento sbagliato potrebbe avere conseguenze negative. Sapere non equivale ad evitare, e non necessariamente a mitigare le conseguenze di una catastrofe.

Noi italiani siamo abbastanza restii alle regole. Forse perché siamo un po’ artisti e ci piace più improvvisare che, come succede ad esempio nei popoli nordici, adeguarci. Tuttavia quando c’è la vita in gioco improvvisare non è mai una buona idea. Recentemente il progetto educativo IO NON RISCHIO ha finalmente ipotizzato la possibilità di entrare nelle scuole e fare educazione. Come ho avuto modo di dire, è una delle proposte per le quali mi batto da molto tempo. Se la campagna educativa verrà condotta in maniera adeguata, crescerà la probabilità che quando, e se, anche in Italia sarà possibile applicare l’Early Warning i nostri futuri cittadini saranno capaci di aiutarci e guidarci nelle situazioni di pericolo. Considerando la giovane età dei nostri studenti, ancora una volta è il caso di dire I rischi naturali cominciano dal basso

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