L’uso (e l’abuso) delle allerte

Finita l’emergenza Burian, oggi (2 Marzo 2018, ndr) alla conferenza stampa in cui veniva presentato il consuntivo delle giornate di neve e freddo, parlando dell’ evoluzione del meteo nei giorni successivi, il governatore della Liguria Toti ha detto che, terminata l’allerta arancione, ne sarebbe seguita una gialla “PER ACCOMPAGNARE” la fine,  almeno temporanea, della situazione di pericolo. Ha usato proprio questa espressione, ed ha spiegato che “non ci si deve” aspettare che il gelo scompaia allo scoccare dell’ora X e per questo era sensato non interrompere l’attenzione sulla situazione potenzialmente dannosa.

La frase, anzi un pò tutto il discorso, mi sono sembrati particolarmente infelici per una serie di motivi. Il cittadino si aspetta che il ricorso all’allerta sia effettuato solo nei casi in cui le condizioni meteo lo richiedano. Una allerta gialla, seppure di minore livello, è comunque una situazione in cui debbono essere intraprese alcune azioni, che altrimenti non avrebbero luogo. Ci sono protocolli da seguire e forze di intervento allertate. Addirittura in alcune zone vi sono delle vere e proprie cautele da adottare, che si trasformano in azioni secondo certe linee guida. Sapere che si può diramare un’allerta solo per scrupolo lascia pensare che il ricorso a tali misure avvenga anche quando non è strettamente necessario. Questo rafforza l’idea di alcuni che credono che l’allerta possa essere solo o principalmente una forma di assicurazione per il responsabile di turno, che così si mette al riparo nel caso qualcosa avvenga ma rischia poco o niente se nulla (e ce lo auguriamo sempre) accade. Nell’ultimo caso, sicuramente il cittadino capirà che “è meglio un’allerta in più che una in meno”. Teoria che naturalmente io non condivido. E’ meglio una allerta giustificata che dieci inutili, infatti.

In secondo luogo, vorrei capire quale tutela ulteriore assicura una allerta di durata pari a tre ore. La allerta gialla, infatti, è stata in vigore dalle 15 (orario in cui è terminata la arancione) alle 18. Ora, se è vero che al termine di una allerta potrebbero esserci conseguenze anche tardive e sempre se è vero che “il gelo non si scioglie all’ora X”, allora qualcuno dovrebbe spiegarmi su che base si è deciso che tre ore sono in effetti sufficienti ad eliminare l’eventuale pericolo, considerando inoltre che in gran parte sono le ore dopo il tramonto, cioè quelle in cui la temperatura scende e l’eventuale gelo tende a sciogliersi meno o addirittura formarsi

Ancora, abbiamo sempre pensato che le allerte siano in qualche modo “codificate”. Infatti ci hanno insegnato che esistono allerte per pioggia, per temporali e per fenomeni nivologici, e che non necessariamente si presentano insieme. Si può avere un forte temporale ma poca pioggia e, viceversa, si può avere tanta acqua senza forti temporali. In queste regole di codifica, dove si piazza l’emergenza “GELATE DIFFUSE” ? Proviamo ad immaginare quello che accade in posti dove questi fenomeni sono all’ordine del giorno (paesi nei quali i treni non si fermano!) e chiediamoci se ha senso trasformare quella situazione in un’allerta. Potrebbe assurgere al massimo a consiglio bonario del nonno o a raccomandazione di mamma e papà.

ATTENZIONE, dunque, a non abusare delle allerte para qualcosa (critiche, danni, commenti, e un’altra parola che inizia per C).

Infine, un’ultima osservazione. Gli amministratori ci hanno detto quanto sono stati bravi a gestire l’emergenza. In parte è vero, e gliene va dato merito. Ma sono stati troppo presuntuosi nel dimenticare che la principale ragione per cui ci sono stati pochi disagi è  che i cittadini hanno “obbedito” alle raccomandazioni: le nostre strade, in questi giorni, sembravano quelle di un giorno di festa, di gran festa, di quelle in cui puoi dormire un’ora in più ed evitare di uscire. E pensare che invece l’umore della festa era decisamente lontano…..

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