Di gocce è fatto il mare…

Dedico questo post ai circa trecento coraggiosi che hanno voluto dimostrare di credere in una vittoria dal basso firmando  e supportando la petizione con la quale, circa un anno fa, chiedevo che l’educazione ai rischi naturali diventasse materia di obbligo scolastico. Per la cronaca, molti di quelli che hanno firmato sono persone che conoscono il problema e magari sono esperti nel campo, mentre i grandi assenti sono stati proprio coloro che avrebbero tanto bisogno di “aiuto” nel loro cammino, ed in questo specifico caso in quello dei loro figli, verso una migliore preparazione. Sempre per la cronaca e per completezza di informazione, la petizione non andò affatto bene, e il rammarico più grande è stato constatare che la contemporanea raccolta firme per non interrompere una soap opera non solo ha raccolto 50000 firme, ma che quella orribile trasmissione è ancora lì…..

Tra qualche giorno sarà primavera. Inizia quel particolare periodo in cui le scuole chiedono, più di altri momenti durante l’anno scolastico, di poter usufruire di lezioni e conferenze sui temi dei rischi naturali. Infatti chi conosce il mondo della scuola sa che, in generale, le attività extra e le escursioni didattiche vengono effettuate nella seconda metà dell’anno scolastico. a livello di nota di cronaca. Questa programmazione crea molti problemi perché spesso non riusciamo a soddisfare tutte le domande, che sono appunto concentrate in un periodo molto breve. Il fatto che le scuole sentano l’esigenza di ospitare un esperto che parli loro di cose che conoscono solo sommariamente o affatto, già la dice lunga sulla necessità di una maggiore azione educativa sulle scuole.

Ogni volta che ricevo una richiesta di effettuare interventi educativi nelle scuole mi chiedo che valore abbia  quella singola attività e se possa rappresentare un passo verso la preparazione. Così non posso fare a meno di osservare che durante il tragitto di apprendimento scolastico, dalle scuole elementari fino al liceo, raramente e solo in casi particolari gli studenti sentono parlare del problema della preparazione ai rischi naturali. Talvolta questo anche a fronte di situazioni di allerta che si ripetono nel tempo e che li interessano direttamente. Cosa resta di queste situazioni a loro ?   Soltanto giorni di scuola saltati o persi a seconda che si tratti di studenti particolarmente svogliati o interessati. Temo infatti che anche in tali situazioni né i genitori né i docenti si soffermino sul significato che un giorno di interruzione di attività ha nel contesto dell’emergenza nè tanto meno si producano in accurate descrizioni del perchè l’allerta sia gialla piuttosto che rossa. Inoltre, “il rimanere a casa” evita il disturbo di spiegare come comportarsi nel caso che l’emergenza ci colga fuori da una allerta.

Questo è uno dei principali motivi che mi ha spinto a proporre, purtroppo senza successo, che l’educazione al rischio diventi materia scolastica, possibilmente non come evento particolare una tantum e legata a qualche iniziativa educativa (IONONRISCHIO, per esempio), ma che sia inserita come materia d’obbligo, questa volta sì eventualmente una volta l’anno ed in occasioni speciali, ma tutti gli anni per creare continuità. Non è possibile che, davanti a situazioni che sono di così grande importanza da richiedere l’interruzione dell’attività scolastica, i nostri studenti non capiscano, ma principalmente non sappiano, perchè questo accade e che cosa stia dietro a quelle decisioni.

Così alla fine di queste conferenze  ho sempre una ambigua sensazione; da una parte di non aver cambiato di molto la preparazione dei nostri futuri cittadini, dall’altra invece, parafrasando quel modo di dire che sostiene che di gocce è fatto il mare, sento al contrario di avere contribuito più di molte altre istituzioni che non hanno preso a cuore il problema oppure, ancor peggio, ne hanno fatto un cavallo di battaglia senza mai trasformare le loro proposte in una realtà.

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