I rischi naturali ? Finalmente a scuola. La brutta figura della Liguria.

Quella che leggerete in questo articolo è la cronaca di una brutta figura che deve ancora venire ma verrà, e come se verrà! A chi non mi conosce ricordo che sono un ricercatore che da molto tempo ha sposato la missione di divulgare temi legati alla preparazione al rischio naturale. Negli anni, lo ho fatto in varie forme: tenendo lezioni nelle scuole, conferenze aperte al pubblico, laboratori, interviste, organizzando o partecipando a manifestazioni e scrivendo articoli su riviste specializzate o quotidiani. Ho partecipato in varie forme a progetti europei aventi come scopo la divulgazione nelle scuole.

Sulla base di queste esperienze e per sintetizzare il mio pensiero, due anni fa ho scritto un libro che si chiudeva con un auspicio ovvero che si facesse educazione ai rischi naturali in maniera obbligatoria a partire dalle scuole elementari. L’idea è che studenti informati già dai livelli base di scolarizzazione applicheranno le regole di buon senso che hanno imparato a scuola anche nella loro vita da adulti, sia privata che professionale. Saranno infatti ingegneri, urbanisti, architetti, uomini politici, giornalisti, insomma cittadini del futuro. Ho anche lanciato una petizione, purtroppo con scarsissimi risultati, in cui chiedevo di porre all’attenzione dei ministri competenti la possibilità di inserire l’insegnamento dei rischi naturali tra le materie scolastiche. Infine ho presentato la proposta alla comunità scientifica, ricevendo anche qui solo un tiepido invito a proseguire.

Da qualche settimana si inseguono rumors sul fatto che la manifestazione IONONRISCHIO  si aprirà presto alle scuole. Non è ancora chiaro come questo avverrà: i volontari di Protezione Civile hanno selezionato alcune scuole pilota con cui metteranno a punto il progetto educativo e, come si dice, se son rose fioriranno.  E’ evidente che questa attività risponde pienamente, almeno nelle linee generali, ai miei desideri, se non altro quelli per cui mi batto da qualche anno. Sono soddisfatto nel vedere realizzarsi quello che sembrava un bersaglio irraggiungibile. Non pienamente soddisfatto, però. Qui accenno solo ai miei dubbi, che sono tanti, per poi magari tornare sull’argomento con più calma.

Il primo dubbio riguarda i numeri. Anche ipotizzando di poter disporre di migliaia di volontari, oppure che ogni volontario incontri più classi, dubito che riusciremo a portare il messaggio ai circa 3 milioni di studenti delle scuole elementari italiane. Volendo fare un conto approssimativo, e ipotizzando che in media ogni classe sia composta da 25 alunni, ci sono 120 mila classi elementari in Italia. Se riduciamo il campione ai soli studenti della quinta, per esempio, il numero va diviso per 5 (la popolazione studentesca per ognuno dei 5 anni è abbastanza simile, intorno alle 600 mila unità), ma sono sempre tante (24 mila). Si rischia inoltre di favorire certe località (dove per esempio i volontari sono più presenti) e trascurarne altre.  Inoltre, almeno così sembra, le scuole sono libere di accettare la partecipazione al progetto e non “costrette” a farlo. Immagino che ci sarà la corsa a candidarsi, o almeno me lo auguro, ma anche messa così è solo una partecipazione volontaria e non obbligatoria. E’ evidente che l’approccio IONONRISCHIO alle scuole è da “aggiustare”.

Il secondo dubbio è sul fatto che la divulgazione nelle scuole richiede una predisposizione pedagogica. Non per niente, a mio parere il messaggio andrebbe veicolato tramite gli insegnanti, che nel bene e nel male sono usi alle tecniche e ai meccanismi della scuola. Può darsi che funzioni anche in IONONRISCHIO, stiamo a vedere. Tuttavia non si può negare che i volontari non possono apprendere tecniche di comunicazione nelle brevi sedute che fanno per la preparazione alle attività.

Il terzo dubbio è sul fatto che la preparazione e la prevenzione sono attività di competenza della Protezione Civile, come recitano le varie leggi. Affidarla solo ai volontari, ai quali va il mio plauso per la importante e preziosa attività che svolgono, dà un pò l’impressione di considerare questa missione come la Cenerentola dei compiti affidati al servizio.

Infine, opinione del tutto personale, ricorrere anche alla collaborazione di persone che da anni si interessano del problema, magari solo a livello di brain-storming o nella fase di strutturazione, potrebbe rappresentare un valore aggiunto non indifferente. E se posso permettermi, tra queste persone mi ci annovero anche io. Non ho alcuna pretesa di assumermi la paternità della proposta di “insegnare” i rischi naturali a scuola, ma di averle dato un certo impulso certamente sì.  Anche investendo denari personali e tempo. Probabilmente l’idea di spostare IONONRISCHIO dalle piazze alle scuole era nell’aria da anni, ma il suo concretizzarsi due anni dopo l’uscita del mio libro fa suonare un campanello.

E veniamo al principale argomento di questo articolo. Ho descritto in precedenza i vari tentativi fatti per risvegliare le coscienze verso le catastrofi naturali e far conoscere la mia proposta di educazione nelle scuole. Ovviamente mi sono anche rivolto agli amministratori della mia Regione. Ho scritto a ben due giunte (Burlando-Toti), nelle persone dei vari Assessori; ho contattato l’ARPAL (dai vertici ai quadri), ho tenuto conferenze e regalato (col senno di poi avrei preferito darne copie gratis nelle scuole) il mio libro a politici e tecnici. Ho richiesto colloqui, mi sono messo a disposizione, ho consegnato un programma di attività. Mi hanno risposto in pochi, sempre facendomi notare che la proposta non era realizzabile, che non era di loro competenza o che non era il caso di creare ALLARMISMI. Tra tutte le critiche, questa è sicuramente quella che mi ha ferito di più. Sarebbe come andare dal medico che ti fa la diagnosi e quando ne parli con il tuo meccanico lui ti dice che il medico ha esagerato. Perchè se c’è qualcuno che può giudicare se si tratta di allarmismo, quello sono io (o miei colleghi scienziati) e non uno laureato all’università della banana.

Sembrava dunque che la MIA proposta di portare l’educazione nelle scuole fosse FOLLE, IRREALIZZABILE, PRIVA DI INTERESSE. E ora, cosa succederà ? La Protezione Civile, prima o poi, entrerà nelle scuole liguri. La proposta diventerà magicamente INTERESSANTE, COSTRUTTIVA, INNOVATIVA ? O i nostri politici la rimanderanno al mittente ? Accuseranno il Capo Dipartimento di fare allarmismo ? Comunque vada, sarà una di quelle figure di cui Emilio Fede è simpatico portavoce. Uno degli aspetti sui quali spingevo durante i miei tentativi di essere ascoltato, era che la Liguria sarebbe stata la prima regione in Italia a portare i rischi nelle scuole, qualora si fosse presa in considerazione la mia proposta. Facevo questa propaganda perchè in genere i politici, chi più chi meno, sono molto sensibili al presenzialismo. Questo accadeva in un momento in cui, tra terremoti ed allerte, il pubblico cercava certezze ed azioni. Fare leva sull’impatto serviva sì a stuzzicare l’appetito dell’interlocutore ma naturalmente mi metteva nella situazione di sembrare asettico e opportunista. Ma nemmeno tanto lecchinaggio (di cui mi vergogno, perdere la dignità per aiutare gli altri ….) ed il rischio di essere frainteso hanno avuto successo.

Giunti a questo punto sarebbe facile inveire contro la classe politica. Non posso non ricordare però che la mia proposta era veramente partita dal “basso” con la petizione ahime (!) votata da sole 300 persone in tutta Italia. Quindi mi ero rivolto “in alto” cercando una visione più lungimirante, che in realtà non era presente. Ed il risultato è stato simile. Abbiamo i dirigenti che ci meritiamo…

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