Il popolo (ridotto) di Facebook ha detto sì!

Il sondaggio è chiuso. Avevo chiesto al popolo di Facebook se l’omonimo social network possa essere utilizzato anche per veicolare e disseminare informazioni importanti. Una domanda formulata in maniera asciutta, che forse si presta anche a qualche equivoco. I surfer hanno risposto; non in molti per la verità, ma hanno risposto. E’ venuto dunque il momento di fare qualche considerazione sui risultati. Prima, però, è doveroso fare alcune osservazioni sul modo in cui il sondaggio è stato condotto e, di conseguenza, sulla sua validità.

Hanno votato 39 utenti (me compreso). Un numero decisamente poco rappresentativo se paragonato a quello degli iscritti a Facebook. Non credo esistano numeri precisi, ma penso di avvicinarmi abbastanza alla cifra reale indicando in circa 20 milioni gli utenti iscritti nella nostra nazione. Eliminando 5 milioni (anche qui la stima è a spanne) di iscritti che non sono attivi, hanno un profilo privato, hanno un doppio profilo o magari sono iscritti con profili falsi, scendiamo a 15 milioni. Ciò vuol dire che al sondaggio da me lanciato ha partecipato una percentuale pari a 0 seguito da molti zeri dopo la virgola. Dal punto di vista statistico la validità del sondaggio è pressochè nulla. Tuttavia non bisogna scandalizzarsi più di tanto. Molti sondaggi (o exit polls) si basano su numeri dell’ordine di 1000 risposte, ma i risultati vengono considerati rappresentativi dell’intera nazione (circa 50 milioni di persone), magari tolti i minori per ovvi motivi sia nel caso di sondaggi di opinione che sulle elezioni. Quindi anche se in assoluto il numero 1000 è molte volte più di quello delle persone che hanno voluto esprimere la loro opinione rispetto alla funzione di Facebook, tuttavia se consideriamo i numeri in percentuale hanno pari dignità. 39 partecipanti su 15 milioni non è lontanissimo da 1000 su 50.

Il campione però non è calibrato. In un sondaggio, di solito si seleziona un campione rappresentativo.  Tutte le regioni, tutti i sessi, tutte le fasce di età e così via. Nel mio caso, il campione è assolutamente casuale (con una eccezione di cui discuterò subito dopo). Però è anche vero che l’adesione e l’utilizzo di Facebook, che è una piattaforma virtuale, sono un pò slegati dalla normale gestione di un campione statistico. Quindi, seppure con molti limiti, a mio parere il risultato del sondaggio ha ancora un valore in termini di rappresentatività. Mancano naturalmente i più giovani e i più anziani, e soprattutto tutti coloro che non fanno parte di Facebook.

Infine, il campione è un pò sbilanciato dal fatto che buona parte dei votanti è fatta di “miei amici” virtuali. Un pò come dire che ho esteso la domanda solo a quelli che, essendo miei amici, condividono anche il mio punto di vista. Anche in questo caso ho elementi che smontano questa affermazione. Alcuni voti (circa il 40%) vengono da persone che non sono nel mio gruppo di amici. Ho infatti aperto il sondaggio a tutti gli utenti, e qualcuno fuori dalla mia cerchia ha accettato di partecipare.

E veniamo al risultato. Il popolo (ridotto) di Facebook si è espresso affermando che si può usare il social network anche per comunicazioni importanti (sociali, scientifiche, etiche) e lo ha fatto con una maggioranza schiacciante. Lo ha sancito, infatti, con un pingue 87% dei votanti. Su questa percentuale si apre uno scenario di disquisizioni varie e contrastanti. Il mio sondaggio era, a modo suo, un utilizzo più nobile (mi si conceda l’espressione) del social, ma solo 39 persone mi hanno seguito in questo tentativo. Gattini, foto delle vacanze e commenti sportivi macinano molti più commenti e like. Quindi se volessimo leggere il risultato al di là di quello che dicono i numeri, è evidente che la rappresentatività del campione è nulla e che veramente in pochi (sostanzialmente quelli che hanno votato, e lo hanno fatto con un sì) pensano che il social non sia solo divertimento ma anche cultura o informazione. Tuttavia, mentre attendevo con pazienza che ben 39 persone votassero, ho guardato i post che scorrevano sul mio account con occhio critico, molto più critico di quanto non avessi fatto fino a quel momento. Ho trovato brevi articoli a carattere scientifico con 200 condivisioni e centinaia di like, questa volta sì con numeri che lasciano gattini e selfie a bocca asciutta. Per citarne alcuni, ho letto interessanti punti di vista e informazioni ben scritte da parte di colleghi come Alessandro Amato o di giornalisti come Marco Cattaneo, di persone che dedicano molto tempo alla divulgazione come Giancarlo Manfredi, solo per citarne alcuni, o inviti  di pubblica utilità come quelli di Laura Pala per quanto riguarda la scienza e la prevenzione. Ma anche interessanti articoli sulla storia, sui costumi etc (uno fra tutti Mauro Salucci).

Per concludere, dunque, mi sento di dire che Facebook ha la potenzialità di raggiungere molte persone, in tempi brevissimi, in luoghi non convenzionali (si possono leggere post sull’autobus, durante una passeggiata, al lavoro) e senza limiti di lunghezza e formato (a differenza, per esempio, di twitter) e quindi avrebbe molte delle caratteristiche che la comunicazione e la informazione richiedono.  E, per quello che vale, il risultato del sondaggio attesta anche che alcuni utenti ritengono possibile il suo utilizzo in tal senso. Ci sarebbe da chiedersi se tale utilizzo non stravolga però la natura del social. Facebook infatti non è nato per questo scopo (doveva essere una specie di archivio di ex-alumni). E dall’altra parte se non venga stravolto il messaggio (diciamo culturale) per adattarlo ai meccanismi e ai formati del social.

In molti mi fanno notare che la nuova tendenza degli internauti è quella di aderire ad Instagram, che per sua natura è in effetti molto più adatto a gattini e foto delle vacanze. Chissà, magari in futuro assisteremo ad una specializzazione da una parte di Facebook verso argomenti più “colti” e dall’altra di Instagram verso il più puro divertimento. In fin dei conti nella vita è già così. Si può scegliere di andare ad una conferenza oppure al luna park: c’è spazio per tutti.

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