E pensare che basterebbe solo un passaggio televisivo o un articolo sul giornale

Lo sapevate che più del 70% delle perdite economiche a seguito di un terremoto sono dovute ai cosiddetti danni non strutturali? Si tratta, come suggerisce il nome, di danni che non compromettono la stabilità dell’edificio, ma ne colpiscono il contenuto e le infrastrutture. Sono classici esempi di danni non strutturali la caduta di lampadari, di elettrodomestici, di armadi, la rottura di tubi e la compromissione di parti che stanno all’ esterno dell’edificio come comignoli, balconi e tegole.

Non solo vi sono conseguenze economiche, ma in alcuni casi i danni non strutturali possono essere causa di ferite o in casi più gravi di morte. È evidente, infatti,  che la caduta di un oggetto  non adeguatamente fissato o riposto in alto può causare nocive conseguenze. Inoltre i danni non strutturali possono rappresentare un problema durante l’intervento post terremoto perché, ad esempio, una porta sbarrata dall’interno da una armadio caduto non può essere aperta se non dopo una lungo intervento per liberare l’accesso. Se la persona  da recuperare è ferita o comunque l’operazione richiede tempi lunghi, questo può avere conseguenze anche importanti sulla incolumità.

E’ necessario inoltre ricordare che i danni non strutturali, a differenza di quelli strutturali, si osservano per tutti i terremoti e per qualunque magnitudo, naturalmente in grado diverso per energie crescenti.

A questo link  è possibile leggere e scaricare una guida preparata all’interno di un progetto della Comunita’  Europea teso ad informare i cittadini sulle azioni che ognuno di noi può fare, spesso a costo zero e senza nessuna particolare esperienza, per migliorare il proprio ambiente domestico e diminuire la vulnerabilità nei confronti dei danni non strutturali.

La guida utilizza i colori del semaforo (spesso usati anche nelle allerte meteo e quindi anche ben noti) e parte dal presupposto che tutte  le nostre case, arredate secondo il gusto o la necessità ma senza tenere in debito conto il pericolo, sono in una condizione rossa, cioè di estremo pericolo. Intraprendendo una serie di azioni di difficoltà e di costo crescenti, e partendo dalla semplice riorganizzazione dell’arredamento all’interno della propria casa, è possibile passare ai colori arancione, giallo e verde, raggiungendo così una minore vulnerabilità.

Il Portogallo, una delle tre nazioni partner del progetto, ha stampato e distribuito circa 50.000 copie di questa guida. La spesa è stata sostenuta dalla città di Lisbona (colpita duramente da terremoti di cui il più noto è quello del 1755), che ha evidentemente capito l’importanza di questa campagna educativa.  In Italia purtroppo la guida è passata quasi inosservata. Qualche  pacca sulla spalla, qualche “bello bello dove e’ l’uscita”, la supercazzola di qualche politico, poi più niente.

Come ho scritto nel titolo di questo articolo, basterebbe veramente poco per fare in maniera che tutti i cittadini vengano informati su quello che potrebbero fare per diminuire la propria vulnerabilita’,  nella speranza che si passi poi dalla educazione alla azione.

Per fare un po’ di informazione basterebbe una passaggio televisivo o  un articolo su un quotidiano. Ma se devo dirla tutta, mi rendo conto che è difficile trovare spazio per questi argomenti perché così facendo si dovrebbe, che so, sacrificare lo spazio dedicato agli oroscopi, alla vita della mamma di Albano, a Fabrizio Corona o a come quella soubrette ha aumentato di 6 volte la taglia del suo seno.

Nella foto: la versione inglese della guida. Esiste in tre versioni: italiano, inglese e portoghese

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